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Quattro lettere, un amore, un lungo brivido infondo al cuore " R O M A "Finchè morte non ci separi... January 01 Bisogna sempre essere ubriachi
Bisogna essere sempre ubriachi.Tutto sta in questo: E' l'unico problema.Per non sentire l'orribile fardello del tempo.Del tempo che rompe le vostre spallee vi inclina verso la terra,bisogna che vi ubriacate senza tregua.Ma di che? di vino, di poesia o di virtù,a piacer vostro. Ma ubriacatevi.E se qualche volta sui gradini di un palazzo,sull'erba verde di un fossato,nella mesta solitudine della vostra camera,vi risvegliate con l'ubriachezza già diminuita o scomparsa,domandate al vento, all'onda alla stella all'uccello all'orologio,a tutto ciò che fugge a tutto ciò che gemea tutto ciò che ruota, a tutto ciò che cantaa tutto ciò che parla, domandate che ora E';Ed il vento, l'onda, la stella, l'uccello, l'orologio vi risponderanno"E' l'ora di ubriacarsi !"Per non essere gli schiavi martirizzati del tempo, ubriacatevi;Ubriacatevi senza smettere!Di vino di poesia o di virtù, a piacer vostro.Charles BaudelaireDecember 25 Will i'am x Obama.... It's a New Day
December 20 La mia famiglia - Paola Cortellesi (ultima puntata)La mia famiglia siamo uno. Mi chiamo Colacci Luciana, sto pè venì al mondo e nun vedo l’ora perché nella pancia si sta veramente strettissimi. Mamma nonostante sia in cinta di nove mesi, lavora al servizio di una signora, papà lavora per i traslochi, si chiama Mario e se lamenta sempre che nun c’ha una lira, dice se andassi al pà si che sarei ricco, la differenza tra mamma e papà è che mamma lavora e se sta zitta, e papà invece lavora e se lamenta. Appena nascerò, però, m’ha promesso che me fascia dentro la bandiera da lazio, sai le risate. La mia famiglia siamo cinque. Io sto alle elementari e i miei hanno fatto altri due figli a raffica dopo de me, la seconda, femminuccia, mio padre ha rosicato e si è calmato soltanto quando gli è arrivato il maschietto, papà ce tiene al cognome e nel nostro paese lo puoi mantenè solo che se sei maschio. A casa c’è tanto rumore, a televisione, il traffico dà tangenziale, i miei fratelli che stanno sempre a piagne, papà che russa, io vorrei un po’ de silenzio, secondo me quando se fa troppo rumore le persone non riescono a pensare e così ce se confonde. La mia famiglia siamo trenta, con i miei compagni de classe stiamo sempre insieme pe strada, noi ragazze sogniamo l’amore romantico sotto la luna piena, i ragazzi invece disegnano enormi peni, com’è che se dice?, enormi peni, enormi peni, sur muro, de tutte le forme eh, certe volte pure con le variazioni sofisticate, io veramente non la capisco sta ossessione che c’hanno i maschi, l’hanno prossimo vorrei tanto fa la scuola alberghiera, ma nun c’è l’ho vicino casa, vicino casa c’è ragioneria, allora mi padre m’ha detto che devo fa ragioneria, così vado a scuola a piedi e risparmiamo 36.000 lire al mese de la tessera dell’autobus. La mia famiglia siamo quattro. Me so presa il diploma è ho iniziato a lavorare, prima a nero e poi sono entrata ner delirio di sti contratti a termine e ho cominciato a capì come funzionano le cose, e ho capito che io un posto fisso non c’avrei avuto mai, vivo ancora a casa con i miei ma a venticinque anni me sento stanca come se ne avessi cinquanta, però sto li e sto zitta. Quann’è morto mi padre nun è che c’aveva la pensione o l’assicurazione perché lavorava a nero come tutti quelli del quartiere nostro, c’ha lasciato quattro soldi e na 127 verde che quanno arrivavo sotto casa tutti quanti me strillavano: <<eccalà, è arrivata Luciana cor testaverde!>>. Mi madre c’ha settant’anni e sta ancora al servizio, che mo a chiamano collaboratrice domestica ma pè tutti rimane sempre na sguattera e siccome che ne a vita uno parla sempre del lavoro che fa: l’avvocati parlano dei processi, i medici de malatie, e mi madre parla solo dè stracci e dè saponi e forse è per questo che so venuta su na ragazzetta pulita. La mia famiglia siamo due. M’hanno fatto un contratto a termine in un’azienda, ogni sei mesi me lo rinnovano e oramai è un bel po’ che lavoro, ho conosciuto Stefano se semo innamorati, se semo pure sposati, lui fa il muratore, mi rispetta oh, ammazza, mè rispetta e ce vogliamo proprio bene, viviamo in un monolocale in affitto fuori Roma, a Guidonia, a 350 euro al mese che poi è la metà di quel che guadagno. Le vacanze se le famo a fine settembre perché costa de meno, l’altr’anno in Calabria nella pensione ce stavamo sortanto noi due e na vecchia su na sedia a rotelle trascinata da na Moldava scojionata. Pure il cinema all’aperto aveva chiuso. Quanno che nun pioveva andavamo ar mare, alla spiaggia libera, un giorno semo annati persino a visità Potenza, ahò, l’unici turista n’à storia de quea città, a gente c’è guardavano strano, decevano, bo, ji se ssarà fermata a macchina proprio qua e invece dei monumenti ce indicavano direttamente i meccanici, però io e Stefano ce ridevamo sopra stavamo noi due, stavamo bene, settimana dopo tornavamo a lavoro, guardavamo e foto con l’amici, raccontavamo a vacanza, ahò a noi ce stava bene pure così, perché un lavoro ce l’avevamo ancora, ripetitivo, faticoso, mal retribuito, però almeno ce faceva sopravvive. Era na vita de merda eh, sia ben chiaro, però era quello che c’era capitato e a noi ce stava bene pure così. La mia famiglia siamo due e mezzo, insomma un bel giorno ho compiuto trentatre anni e me so detta, ahò ma mica te voi morì su a croce come Cristo no, io c’ho ancora tutta a vita davanti. In azienda m’hanno pure promesso che si lavoro tanto, non baccaio sullo stipendia da fame, non pretendo buoni pasto e me fermo quel paio d’ore in più al giorno senza che me pagano o straordinario, dice che sicuramente me rinnovano il contratto e pare che l’hanno dopo m’assumono in pianta stabile e io faccio tutto, faccio tutto, faccio tutto, me sacrifico, me spacco a schiena per 700 euro al mese e in più sorrido sempre che manco merà stato richiesto, però faccio un errore solo, uno solo, in un momento de grande gioia e d’allegria decido de mette al mondo na creatura, co Stefano c’avevamo tanta vojia. Invece d’arriceva na pacca su a spalla me vengono a dì che nu me rinnovano il contratto, che l’azienda deve risparmiare, che mi ringrazia per il lavoro svolto, ma che non ha più bisogno de me, e mo dicono che sto ar settimo mese de gravidanza, co mi marito che sta a lavorà in Germania e mi madre che nu a fa più manco a tenesse dritta cà schiena e che dite voi?, ma come vado avanti io secondo voi? Che faccio me vendo a 127?. La mia famiglia siamo 3.757.000. Io faccio parte de quer 12% der paese che sta sotto a soia da povertà, io non chiedo niente de speciale, io voglio solo esse ascoltata, io rivoglio la vita mia, rivoglio, rivoglio lo stipendio basso mio, vojio esse premiata perché metto ar mondo na creatura, una donna si rimane in cinta e non c’ha un contratto protetto rimane sull’astrico, io nunno voglio il macchinone, io i capelli me li tingo da sola, ma ridatemi lo stipendio mio, io non so pazza io so soltanto stanca. Il piccolo Mario è nato, pesava nemmanco due chili però non ha versato nemmeno una lacrima, c’ha guardato dritto nell’occhi sembrava un piccolo guerriero silenzioso.
Nostro Signore ha detto che gli ultimi saranno i primi ma non ha detto, di preciso, quando... La mia famiglia siamo tre!. December 06 Finalmente Menez“Menez regala la quarta vittoria di fila alla Roma grazie ad un gol straordinario per esecuzione e tecnica”. A Roma capita spesso di trovare giocatori che si estraniano ancor prima di iniziare il loro corso, talenti bruciati prima del tempo. Sembrava il caso di Jeremy Menez. Uno sconosciuto arrivato a Roma in estate pagato una somma esagerata, uno visto solo su You Tube, un calciatore del quale non si era mai sentito prima parlare. Ci sono certi giocatori che non nascono per caso, che non si pagano a caro prezzo per il gusto di sperperare, è il suo caso, ci sono dei giocatori che se dichiarano di volersene andare, per loro all’indomani arriva l’ultimo treno, quello del ripensamento, perché la vita ti da sempre un’altra possibilità, l’ultima, quella da non fallire. E prendiamo per buona la sua prova, mettiamo da parte il passato, gli infortuni, siamo a dicembre e per Natale il suo nome vorremmo sotto l’albero, tifosi stressati da quel muso lungo. Facciamo finta che questa in realtà è la sua prima vera prova, dopo mesi di silenzio, di vuoto, di ambientamento, chiamiamolo così. Eccolo il suo momento, doveva essere la conferma di Vucinic, arriva invece il giorno di un predestinato in una partita in cui nessuno avrebbe scommesso un euro sulla buona prova del francese. Si perché capita spesso che si cade in un buio profondo dal quale si esce solamente con la partenza, si prova in altre squadre, solo cambiando aria. Ma a Chievo oggi è risorta una stella (per i romanisti è appena nata), nel primo tempo sembra indemoniato Jeremy Menez, rincorre palloni, si sacrifica, addirittura scavalca quattro uomini e serve a Brighi una palla più difficile da mandare fuori, ma quello che sta per venire è il giorno di un fuoriclasse, non me ne voglia Matteo e il suo passato a Verona. Oggi è il giorno di Menez e lo si evince nel momento in cui dribbla con una nuova sicurezza, con il piglio giusto, salta l’uomo, arretra, copre, suda. E poi nella ripresa un colpo di tacco e un modo incredibile di liberarsi dell’avversario, costretto al fallo per fermarlo. Sembra quasi che sia l’unica nota positiva in una partita che non sembra voglia prendere una direzione precisa. Sorrentino compie miracoli a destra e a sinistra, su Baptista e su Totti, persino su Perrotta e tutti arrivano alla conclusione che uno 0-0 fosse l’epilogo anticipato di un risultato vano, vano solo nel momento in cui di quella prodezza non si fosse ravvisato l’autore, vano solo se quel calciatore un tempo sconosciuto non avesse preso parte alla gara. Strano come si possa sbagliare giudizio su di una persona. Il destino è con lui, è il suo giorno, si sposta sulla destra di sua iniziativa e sembra quasi che sia di troppo da quel lato, poi una palla alta, e un fulmine a ciel sereno che zittisce il resto attorno, un miracolo, un tiro assurdo di chi non sa per quale motivo decide di colpo di defilarsi, spostarsi e ritrovarsi in un’altra vita, finalmente da campione, con quel gol segnato in modo spettacolare, tiro al volo di esterno che Sorrentino non può raggiungere, è il segnale evidente del fatto che il talento è innato, che può affievolirsi ma non perdersi all’improvviso, che se sei un “piede buono” prima o poi lo farai notare, che se hai classe da fuoriclasse non serviranno partite ma pochi minuti per capirlo, attimi, gli stessi che sono bastati alla mente per iniettare nel piede giusto il messaggio buono, quello di calciare in rete un pallone difficile e di scacciare quel muso lungo e i cattivi pensieri. Così la bella favola di quel francesino perdutosi a Roma non finisce, anzi inizia da Chievo in modo lieto. La capitale adesso ha un gioiello in più, un ragazzo che a gennaio rimarrà, che già martedì contro il Bordeaux, proverà a ripassare lezioni di francese di colpo, quando servirà anche il suo aiuto per qualificarsi agli ottavi di Champions, con un arma in più, il talento meraviglioso in una maglia che ricorda Delvecchio mentre fa parlare ancora di quel musone con la “erre moscia”. Benvenuto piccolo Jeremy tra i marcatori della serie A, sei solo all’inizio, ma chi ben comincia….!. November 28 Paola Cortellesi - La mia famiglia (NPDV Rai Tre 3^ puntata)La mia famiglia siamo due. Sono nato a Napoli nello stesso attimo e nello stesso giorno fortunato in cui è nato il mio amico Gaetano. Qui al policlinico si sentono clacson, botti e tricche tracche: abbiamo vinto lo scudetto, persino l’ostetrica indossa la maglia azzurra numero dieci, “chel e Maradona!”. Da grandi vogliamo fare i calciatori, per ora gioco con i giocattoli dei fratelli più grandi ma a me piace il giocattolo di papà, lo lascia sempre di fianco la mia culla, lo chiamano pistola, forza guagliò, niente, niente non è successo niente. La mia famiglia siamo due, abbiamo quattro anni, io e Gaetano giochiamo a pallone per la strada, siamo come culo e camicia, papà si arrangia insieme agli amici suoi, mamma tira a campare e i miei fratelli vivono in un residence che si chiama Poggioreale, mamma gli porta sempre la pastiera e io mi scoccio perché a casa non me la fanno mangiare mai ma se andassi a vivere nel residence mi ci strafocherei pure io, vedrai che prima o poi ci riesco, niente, niente non è successo niente. La mia famiglia siamo due, abbiamo otto anni, anche mio papà è andato a vivere a Poggioreale, che culo, a casa invece non mangiamo proprio altro che pastiera, comunque io e Gaetano stiamo bene, vendiamo le bustine con la robba dentro, l’altro giorno me la sono messa sul pane, non sa di niente, ti addormenta la bocca e basta. Nino o curt in cambio di questo servizio ci da molti soldi, un po’ li portiamo a casa e un po’ ce li teniamo per comprare nu sacc e caramell, e iamm bell!. Niente, niente, non è successo niente. La mia famiglia siamo due, io e Gaetano abbiamo dieci anni, la mia città è famosa pa pizz, a pummarol, a muzzarell, a noi ci piace giocare a pallone, oh, sarà perche siamo nati in quel giorno li ma per fare il giocatore professionista ci vogliono sports, lavoro e invece con Gaetano abbiamo trovato il modo di fare soldi senza faticare molto, basta saperci fare con gli scì, andare veloce in motorino, contromano, senza pietà, mi sono comprato le play stations, faccio quello che voglio e sparo a tutti, ho un telefonino che è l’invidia della scuola e Gaetano ha un motorino velocissimo, va più forte di una Mercedes, ma chi ci ammazza a noi, niente, niente, non è successo niente. La mia famiglia siamo due, abbiamo quindici anni e due moto induro enormi che a malapena tocchiamo a terra con i piedi, non andiamo più a scuola, ci fa schifo, è noiosa e non serve a niente ormai non sparo più ai mostri con la pistola finta della play, no, ne ho una vera, bellissima, come quella che aveva papà, anche Gaetano ce l’ha, la sua è più nuova però, io e Gaetano sulla moto dalla mattina alla sera, riscuotiamo, smerciamo, traffichiamo in sigarette, aschis, marijuana, exstasi, eroina e c murimm e risate, a quindici anni ma che vuoi di più?, niente, niente non è successo niente. La mia famiglia siamo due, io e Gaetano abbiamo diciannove anni il portafoglio pieno e il ferro in tasca tanto nisciun c disc nient, la nostra è un organizzazione multinazionale, produce vestiti, borse, scarpe con cui si vestono anche gli attori di Holliwood, demoliamo, rifiliamo, traffichiamo e speculiamo, la nostra organizzazione fornisce merce nei più bei negozi di Berlino, Madrid, Barcellona, Bruxelles, Oporto, Dublino, Amsterdam e poi Finlandia, Danimarca, Sarajevo, Belgrado ma anche agli Stati Uniti: Miami, New York, Los Angeles, Chicago, Australia, Arabia Saudita e Sud America e soprattutto la Cina. Facciamo anche prestiti a società importanti con tassi d’interesse molto bassi, ma anche a gruppi di guerriglia e eserciti di paesi poveri, la crisi economica non ci tocca a noi. Abbiamo profitto, business e capitale, siamo dei benefattori, diamo da mangiare alla povera gente e arriviamo dove lo Stato non può arrivare, abbiamo fatto più morti della mafia siciliana, più delle famiglie albanesi e della somma dei morti fatti dall’evere in Spagna, dall’ira di Irlanda, tutte le Brigate Rosse e più di tutte le stragi di Stato avvenute in Italia, ieri Gaetano ha dovuto sparare dieci colpi in faccia al quel ciccione col Mercedes, ha fatto bene, quello pagava sempre in ritardo, niente, niente, non è successo niente. La mia famiglia, siamo due, abbiamo vent’anni Gaetano ha fatto una stronzata, è passato a lavorare con gli infami, Nino o curt mi ha chiamato ha detto che se voglio andare avanti a vivere devo sistemare io questa cosa per lui, penso che è meglio vivere un giorno da leone che cento da pecora, ecco cosa penso. Penso che chi non nasce con le pezze al culo non lo sa quanto è bello infilarsi un paio di Nike nuove, penso che se sei un uomo e tieni le palle, devi scegliere con chi vuoi stare. Gaetano è stato per una vita come mio fratello, siamo cresciuti assieme, ma poi è diventato strunz, Gaetano mi ha costretto a passare sta serata e merd, se penso alla pastiera di mia madre mi viene da vomitare. La mia famiglia siamo uno. Nient, nient, t ric ca non è success nient, chill vient, stu cor m’pett ca s sent, ma nuj nun g fa nient, nient, e sol na serat e maltiemp, sim auciel ca si vullam insiem tutt quant annascunnim e stell, annascunnin e stell.
All’inizio non avevo capito il senso di queste battute. Un senso che solo lei può dare, solo recitando quelle ultime frasi ho trovato in quelle risposte prive di domande dei quesiti da risolvere. Questa storia non so se è vera ma credo che metta in evidenza tantissimi problemi dei ragazzi, della gente dei giorni nostri. |
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